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Quale rispetto per le DOC?
5 Agosto 2008 | Tagged bolgheri, legislazione, vini, vitinicola | Lascia un commento
Oggi finalmente riparte il nostro blog, che è rimasto chiuso per maternità, come annunciato a suo tempo.
Purtroppo dobbiamo ripartire con una nota negativa, notizia dell’ultima ora.
Abbiamo saputo che vogliono modificare il Disciplinare di Produzione della nostra DOC (Bolgheri), principalmente in due direzioni (almeno così sappiamo per ora):
1. eliminare alcuni vitigni dal taglio Bolgheri, principalmente il Sangiovese;
2. introdurre la possibilità di avere vini DOC Bolgheri monovitigno.
(per chi non lo sapesse, il vino rosso Bolgheri, nelle due categorie Rosso e Superiore, deve essere composto attualmente da un taglio di diversi vitigni. Deve contenere almeno il 10% di Cabernet sauvignon, per un massimo dell’80%; inoltre vi possono essere presenti il Merlot e/o Sangiovese per un massimo del 70% e altri vitigni a bacca rossa ammessi nella provincia di Livorno per un massimo del 30%).
Non siamo d’accordo con queste modifiche per diversi motivi.
Il primo è che una DOC non deve (o non dovrebbe) inseguire le mode dei momenti. Una DOC nasce permotivi storici e/o culturali e non può essere una banderuola che cambia per seguire gli interessi di alcuni. Ogni azienda può sperimentare altre vie, se lo ritiene opportuno, ma senza voler però intaccare l’essenza di una DOC. I cambiamenti devono essere valutati con grande serietà. Che confusione poi per i consumatori !!!
Inoltre Bolgheri ha introdotto l’uso di certi vitigni francesi in anni non sospetti, molto prima delle recenti mode. Ormai la sua storia risale alla metà del secolo appena trascorso, una storia non lunghissima ma di tutto rispetto. L’impiego di un taglio (cioé l’uso di diversi vitigni in diverse proporzioni) rappresenta la storia della viticoltura locale. Inoltre la scelta di orientersi su di un taglio è tipico di quelle denominazioni che vogliono porre l’accento sulla rilevanza del territorio nel marcare i propri vini. L’uso del monovitigno è estraneo quindi alla cultura locale. Ciò non toglie che nessuno lo vieta alle aziende, ma non nella DOC.
L’amarissima sorpesa è giunta quando poi ci siamo informati sull’iter che viene seguito per modificare una DOC. E’ sufficiente che la domanda sia sottoscritta da chi rappresenta almeno il 20 % della produzione di quella zona (con almeno il 35% dei viticoltori). E’ pazzesco che una minoranza possa decidere di giocarsi così il destino di una denominazione !!!! (Non è tuttavia incredibile in un paese dove nei Consorzi di Tutela della DOC si ha un numero di voti proporzionale alla propria dimensione).
Tanto varrebbe scrivere nel Disciplinare:
"Ognuno faccia un po’ quel che gli pare".


