i raspi dopo la vendemmia, nel compostaggio

La viticoltura in questi ultimi anni ha fatto passi da gigante nella ricerca di metodi sempre meno dannosi all’ambiente ma efficaci nella difesa fitosanitaria e la salubrità del prodotto finale, senza rinunciare nello stesso tempo all’aspetto qualitativo.  Ormai molte aziende, soprattutto artigiane, seguono i principi dell’agricoltura integrataEppure ogni giorno ci accorgiamo di quanto essa sia quasi sconosciuta alla stragrande maggioranza dei consumatori.  La comunicazione evidentemente è carente e, quando affronta questi temi, tende a spostarsi prevalentemente su posizioni estremiste, di indubbio maggior impatto emozionale.

 

Una  piccola parentesi storica del problema, da saltare se si vuole e passare direttamente ai concetti-chiave dell’agricoltura integrata.  [Le viti sono soggette a problemi seri, cioè malattie che colpiscono le piante e possono compromettere anche in modo grave la qualità e la quantità dell’uva prodotta, se non addirittura mettere in pericolo la vite stessa.  Soprattutto nel passato, questi problemi potevano anche condannare i contadini alla rovina.  L’ esempio più eclatante fu la distruzione di buona parte dei vigneti europei ad opera della Fillossera nella seconda metà dell’Ottocento: sconvolse il mondo agricolo europeo  al punto da originare un’importante flusso migratorio verso l’America (così come fu per la peronospora della patata che innescò nel 1846 la Grande Carestia in Irlanda, causando, su otto milioni di abitanti, la morte di circa un milione di persone e l’emigrazione di un milione e mezzo).  Nella seconda metà dell’Ottocento e nella prima del Novecento, l’attenzione si focalizzò essenzialmente sulla ricerca di rimedi efficaci a queste malattie.  Dagli anni ’60 circa si è iniziato però a capire che un uso sconsiderato delle pratiche agricole causava danni all’ambiente oltre che a creare problemi di salubrità dei prodotti stessi. ]

L’agricoltura (o lotta) integrata rappresenta l’aspetto tecnico-agricolo dell’agricoltura sostenibile.  Comprende metodi che devono rispettare contemporaneamente due criteri fondamentali:

1. Il reale e misurato basso impatto ambientale;

2. L’efficacia provata, così da garantire la massima qualità del prodotto finale.

 

Di base sono privilegiati metodi biologici (confusione sessuale, uso di prodotti naturali, ….), fin dove arrivano.  Purtroppo, allo stato della ricerca attuale, questi non riescono a coprire tutti i problemi della viticoltura: in alcuni casi i rimedi prettamente biologici sono poco efficaci o presentano un impatto negativo sull’ambiente (stupiti?  Eppure è un concetto abbastanza scontato che “naturale” non significa necessariamente “buono”.  E’ “naturale” anche un veleno, un metallo pesante, un virus e tanto altro).  Se migliori per efficacia e capacità di biodegradarsi nell’ambiente senza residui, sono impiegate anche sostanze di sintesi, frutto della ricerca più moderna in questa direzione.

Si chiama “integrata” proprio per questo: non ha pregiudizi, ma impiega il metodo migliore esistente al momento, purché validato da solide basi sperimentali.  Questo fa anche capire che non è una metodica statica ma viceversa in continua evoluzione: le aziende che la seguono devono essere molto dinamiche ed aggiornate, in costante dialogo col mondo della ricerca, che molto spesso supportano direttamente offrendo anche i propri vigneti per prove e ricerche in campo.

Per garantire al massimo la sostenibilità, l’agricoltura integrata ha sviluppato tecniche di viticoltura di precisione:

- gli interventi (seppur di basso impatto ambientale) non sono casuali e generalizzati ma si fanno accurati controlli e monitoraggi del vigneto così da intervenire solo quando c’è reale bisogno e solo nelle micro-zone di vigneto che hanno reale necessità;

- tutti i prodotti vengono diffusi nella minor quantità necessaria, utilizzando anche macchine che erogano il prodotto in modo molto preciso, evitando l’accidentale dispersione nelle aree circostanti.

Inoltre, pur essendo il vigneto un ambiente per forza non naturale (come tutte le coltivazioni), si cerca di garantire al meglio l’equilibrio armonico delle viti, con interventi e lavori mirati.  Infine, per preservare al meglio lo sviluppo di micro-fauna utile, migliorare la qualità del terreno e l’equilibrio idrico dello stesso, si tende a fare poche lavorazioni del suolo, lasciandolo a prato.

Questi sono concetti base, ovviamente molto in breve.  Lo so, annoiano e sono poco cool , ma è già qualcosa se già siete arrivati a leggere fino a qui. :-)


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