In primavera a Guado al Melo, a verifica del lavoro che facciamo in campagna, si misurerà la biodiversità del terzo paesaggio.

DI cosa si tratta?  Ora cerco di spiegarlo.

Per noi è importante lavorare perché il nostro vino, oltre che essere buono e di territorio, sia anche sostenibile.  Su questo lavoriamo da sempre e recentemente ci siamo anche certificati: i nostri metodi di lavoro sono stati verificati e rigirati, i vini analizzati per escludere la presenza di residui.

Fin qui siamo arrivati, come tanti altri, ma manca però ancora un passo importante: se dico di lavorare in modo sostenibile come posso dimostrare in modo oggettivo e misurabile gli effetti sull’ambiente?

 

la biodiversità

La biodiversità può essere appunto un indice importante per queste verifiche, ma non è il solo. Questo lavoro rientra in un progetto più vasto e articolato, coordinato dal “Forum per la sostenibilità ambientale del vino”, un progetto nato lo scorso anno per unificare le diverse esperienze di sostenibilità.

Infatti, il concetto di sostenibilità ora è abbastanza diffuso nel mondo del vino ma è anche un grande guazzabuglio: c’è chi si affida alla scienza e alla tecnica e chi a filosofie più o meno strane, c’è chi va da solo e chi ha creato gruppi o associazioni (vedi noi col Magis), c’è chi calcola l’impronta carbonica e chi le fasi lunari, ecc… E’ possibile che non si riesca a dare una risposta univoca e trasparente visto che si lavora per lo stesso fine?

Questi dubbi e queste domande non sono solo nostre e una bella fetta del mondo del vino sostenibile ha deciso di lavorare insieme facendo nascere il Forum: ci rientrano diversi centri italiani di ricerca agraria e un bel numero di aziende che avevano intrapreso diverse vie di sostenibilità. Tuttavia è aperto a tutti: includere sempre più aziende è proprio uno degli scopi primari del progetto.

 

Il Forum è nato con due scopi principali:

1. Uno operativo, per mettere insieme tutte le diverse esperienze ed individuare dei parametri che permettano di valutare in modo misurabile e trasparente la sostenibilità di un’azienda, parametri che siano oggettivi, adeguati agli standard internazionali e valutabili da enti terzi per le certificazioni.

2. Il secondo scopo è legato alla comunicazione: riuscire a comunicare la sostenibilità del vino in modo chiaro e trasparente, con un’unica voce, con le istituzioni, i consumatori di vino, ecc…

 

Il Forum è nato lo scorso anno ed ha già iniziato a lavorare.  Il primo passo è stato quello di individuare dei macro-indicatori sulla sostenibilità condivisi da tutti e questi sono: l’emissione di gas serra, la biodiversità, il ciclo dell’acqua.  Il passo successivo, tuttora in corso, è quello creare i parametri di misura per questi indicatori ed i relativi protocolli.

Tornando a noi, Michele è stato venerdì scorso all’ultima delle riunioni del Forum dove si è parlato dei prossimi passi da compiere. Guado al Melo sarà quindi una delle prime aziende sperimentali i cui vigneti saranno utilizzati (da questa primavera) per mettere a punto il protocollo sulla biodiversità del terzo paesaggio.

La biodiversità si misura valutando il numero di specie di piante e animali presenti in una certa area.  Questo parametro viene valutato in zone non coltivate strettamente adiacenti ai vigneti (il cosiddetto Terzo Paesaggio).  Se i lavori nel vigneto sono stati gestiti in modo non impattante sull’ambiente, il terzo paesaggio mostrerà indici di biodiversità abbastanza vicini a quelli naturali: l’importante per la nostra ricerca sarà di riuscire a dare dei valori a queste differenze, per riuscire così a costruire scale di misura e confronto.

vigneto di Guado al Melo

Curiosità: ma perché si parla di Terzo Paesaggio?

Questo nome poetico è stato introdotto dall’agronomo-paesaggista-filosofo Gilles Clément nel suo libro “Manifesto del terzo paesaggio” (2005, ed. Quodlibet).  Il terzo paesaggio per Clément è ciò che non è ombra (gli spazi antropizzati, dove l’uomo agisce direttamente, cioè un campo coltivato o uno spazio urbano) e non è luce (le “riserve” protette dove la natura non è stata ancora sottoposta a sfruttamento).  È un residuo di paesaggio, rappresentato da tutte quelle zone marginali alle attività umane che la natura si riprende, interstizi di territorio quali un’aiuola incolta o l’erbaccia delle scarpate ferroviarie.  Il Terzo Paesaggio è un luogo di riconquista, dove si rifugiano specie vegetali “libere” e micro-fauna dagli spazi umani vicini.  Rappresenta quindi il luogo privilegiato dove misurare la biodiversità resa possibile da un’attività umana attigua.

 

Vi terremo informati.


Commenti



I commenti sono chiusi

Nome (obbligatorio)

Email (obbligatorio)

Sito web

Speak your mind

Codice di sicurezza:

  • Contatore

    271082 visitatori